Asia e Europa, storia e archeologia industriale. Ecco i nuovi siti Unesco

C’è Efeso, una delle perle della civiltà mediterranea antica. Ci sono molta Asia e tanta Europa, con una forte presenza di quella settentrionale, solo in apparenza meno densa di uomini e storia rispetto alla culla di storia e di popoli che resta il Bacino Mediterraneo. C’è naturalmente l’eredità arabo-normanna del Palermitano, a tenere alto il nome dell’Italia, che conserva il primato assoluto con 51 siti iscritti. E c’è anche una prima volta assoluta, quella della Giamaica con le Blue Mountains. Ci sono due siti dell’Iran, uno dei vincitori morali di questo aggiornamento 2015 della lista dei siti World Heritage dell’Unesco, proclamati durante l’annuale seminario dedicato, che per l’occasione si è svolto nella capitale tedesca. Altre nazioni protagoniste, con due siti ciascuna, la Danimarca, la Turchia di Efeso e della non meno affascinante fortezza di Diyarbakir e la Francia, che ha introdotto due grandissime aree vinicole, la Borgogna e la cosiddetta collina dello Champagne. L’Italia mantiene i suoi tre punti di vantaggio sulla Cina, che annette la zona dei leader tribali “Tusi” e sale a quota 48. La Francia è comunque a 41, contro i 40 della Germania (più uno) e i 44 della Spagna, che quest’anno ottiene soltanto l’estensione del Cammino di San Giacomo di Compostela.
Sono solo alcuni dei possibili titoli alla fine dell’annuale meeting del Comitato Mondiale del Patrimonio dell’Umanità, che si sta tenendo a Bonn (Germania). Le nuove iscrizioni sono 27, 24 delle quali hanno motivazioni culturali, 2 natural-paesaggistiche e 1 mista. Oltre alle 27 novità assolute ci sono 3 estensioni di siti già parte del World Heritage. Il totale è ora di 1031 siti nella lista. Nei giorni precedenti le nuove nomine, i delegati delle Nazioni Unite avevano collocato la capitale yemenita Sana’a nel purgatorio della lista dei siti “endangered”, in pericolo, risparmiando analoga sorte alla Barriera corallina australiana.
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