I monumenti palladiani a Vicenza

Il riconoscimento UNESCO comprende 23 monumenti situati nel centro storico di Vicenza e 24 Ville nel Veneto.

 

Palazzo Barbaran da Porto

È un edificio a due piani con soprastante attico. Il progetto palladiano del 1570 fu finalizzato alla ristrutturazione e ricomposizione in forme monumentali di un preesistente palazzo e costituisce un significativo esempio della capacità di Palladio di ricomporre in forma monumentale edifici preesistenti e della qualità urbanistica dei suoi interventi. Il riconosciuto rilievo del valore architettonico dell’edificio risulta esaltato dall’insediamento al suo interno del Centro Internazionale di Studi di Architettura “Andrea Palladio”.

Palazzo Poiana

È il risultato di un’operazione di rinnovamento e unione in forme classiche attuata su due distinti edifici ed esemplifica la capacità di rinnovo dell’immagine urbana operata da Palladio.

Palazzo Civena

Il Palazzo rappresenta una delle prime opere della città su cui Palladio ha lavorato, attraverso l’intervento, a lui attribuito, nel corpo centrale dell’edificio. L’operazione denota già la capacità dell’architetto di rinnovare la scena urbana con proposte innovative.

Palazzo Thiene

I lavori per la radicale rielaborazione del Palazzo cominciarono nel 1542 e viene avanzata l’ipotesi di un coinvolgimento dell’architetto Giulio Romano, che in quegli anni si trovava a Vicenza. Essendo Giulio Romano morto nel 1546, va riconosciuta a Palladio la geniale capacità di far rientrare la costruzione entro i precisi parametri del suo stile smorzando i caratteri spesso esuberanti di Giulio Romano e conferendo l’inconfondibile equilibrio e la serena compostezza che caratterizzano l’insieme.

Palazzo Iseppo Porto Festa

Il Palazzo costituisce una delle prime realizzazioni palladiane compiute dopo il soggiorno romano del 1541; se ne riconoscono gli effetti nell’influsso della visione bramantesca con l’ordine architettonico sovrapposto al piano terra bugnato e in una concezione più grandiosa e monumentale manifestata in particolare nell’atrio a quattro colonne, cui Palladio ricorre qui per la prima volta.

Logge del Palazzo della Ragione (Basilica Palladiana)

Il principale edificio pubblico di Vicenza è costituito dal nucleo interno quattrocentesco attribuito a Domenico da Venezia, e dal doppio ordine di logge di invenzione palladiana, tuscaniche al piano terra e ioniche al primo, che fasciano l’edificio su tre lati lasciando emergere la parte sommatale dei muri decorati a losanghe e la grande copertura a carena di nave. Il duplice loggiato palladiano, articolato da semicolonne addossate a pilastri in nove campate sui lati lunghi e cinque su quello minore, è costituito dalla reiterazione del motivo della serliana.

Loggia del Capitaniato

Il progetto delle Logge del Palazzo della Ragione e della Loggia del Capitaniato rappresentano i due fondamentali interventi architettonici palladiani che connotano l’immagine del principale spazio pubblico della città di Vicenza, la Piazza dei Signori, qualificandone in misura straordinaria il valore urbanistico e simbolico quale centro del tessuto cittadino e luogo identificativo dell’identità urbana.

Palazzo Valmarana

Il Palazzo rappresenta una tappa fondamentale nella produzione architettonica palladiana e risente delle ultime esperienze romane dell’architetto, dopo che all’entusiasmo per l’antichità classica e per le forme moderne del primo Cinquecento subentra in lui la tendenza a rielaborare forme della tarda romanità e del Manierismo.

Palazzo Thiene Bonin Longare

Realizzato tra il 1562 e il 1593, il Palazzo costituisce un altissimo esempio del linguaggio cinquecentesco impostato a Vicenza dalla lezione di Andrea Palladio. Se la progettazione dell’edificio è sicuramente palladiana, il completamento venne realizzato con l’intervento di Vincenzo Scamozzi. Il nome del Palladio è legato al luminoso prospetto principale e alla doppia loggia del cortile.

Palazzo Porto Breganze

Questo edificio è uno fra i più sorprendenti del repertorio palladiano, con l’altissimo basamento, le grandi semicolonne sporgenti oltre il diametro, la trabeazione fortemente articolata, la forma a esedra del cortile, purtroppo non realizzato, pur nella sua incompletezza rappresenta una delle testimonianze più eloquenti della drammatica visione proposta dall’architettura di Andrea Palladio nella sua fase più tarda.

Palazzo Chiericati

Il Palazzo è stato concepito da Palladio con una veste architettonica non consueta per una residenza di città; si caratterizza per il carattere aperto e arioso, quasi da villa marittima antica. Tale configurazione rivela una sapiente interpretazione del contesto ambientale in cui il palazzo sorge: la piazza antistante costituiva il porto fluviale della città. Il palazzo assumeva, quindi, un importante significato urbanistico, quale quinta architettonica che avrebbe fatto da sfondo al principale approdo fluviale della città, presentandosi come un manifesto del programma di rinnovamento urbano avviato in città con l’attività di Palladio.

Teatro Olimpico

La costruzione del Teatro Olimpico compiva l’ispirazione umanistica di realizzare un teatro stabile ispirato alle grandi strutture teatrali dell’antichità classica. Lo spazio del teatro è composto da una cavea semiellittica inscritta in un rettangolo schiacciato, e da un imponente proscenio rettangolare di minore larghezza che la fronteggia, dai cui ingressi si dipartono a raggiera sette scene lignee prospettiche. Le scene in prospettiva sono realizzate in legno e stucco dipinti e sono opera dell’architetto Vincenzo Scamozzi.

Arco delle Scalette

L’arco fu costruito nel 1595 sulla base di un disegno che Palladio realizzò nel 1576 ed è testimone prezioso dell’attività dell’architetto quale allestitore di percorsi trionfali su precise reminescenze di romana classicità: infatti costituisce l’inizio di quella che fino al secolo XVIII era la principale via di accesso, tramite la lunga gradinata delle “scalette”, al frequentatissimo Santuario della Madonna di Monte Berico.

Palazzo da Monte

I caratteri stilistici e compositivi della facciata presentano molte analogie con i disegni giovanili di Palladio. Si potrebbe trattare, dunque, di un’opera degli anni quaranta del Cinquecento quando l’architetto sperimentava il tema della serliana ed era fortemente influenzato dall’architettura bramantesca e raffaellesca a seguito del primo viaggio a Roma nel 1541.

Palazzo da Schio

Il Palazzo è un interessante esempio di ristrutturazione in forme tipiche del classicismo palladiano su una fabbrica preesistente. L’impronta del palladio si può riconoscere non solo nei capitelli corinzi e nelle balaustre dei poggioli ma anche nell’impostazione generale, nella modulazione dei rapporti tra piano terra e primo, nella disposizione delle pietre delle bugne al piano terra e nella stesura della trabeazione.

Casa Cogollo

È un edificio rinnovato sui modi tipici del classicismo cinquecentesco, inserito entro un contesto urbanistico preesistente senza soluzione di continuità. La facciata purissima, la parete tra le lesene corinzie, la gabbia e il plastico rilievo dei fusti, sono elementi facilmente riconducibili al linguaggio stilistico dell’ultima fase palladiana.

Chiesa di S. Maria Nova

È molto probabile che la chiesa sia frutto di un progetto palladiano redatto intorno al 1578 e realizzato dopo la morte dell’architetto. Rappresenta l’unica fabbrica religiosa, esclusa la cappella Valmarana, progettata da Andrea Palladio ed edificata a Vicenza.

Loggia Valmarana

L’opera fu voluta da Leonardo Valmarana, il cui nome si legge nell’iscrizione sull’architrave della loggia, ed è situata all’interno del giardino Valmarana-Salvi. La loggetta testimonia il precoce influsso esercitato dal magistero palladiano sull’ambiente culturale di Vicenza.

Palazzo Garzadori

Rappresenta, insieme a Palazzo Poiana, un esempio caratteristico delle soluzioni palladiane per i palazzi di città, impostate sul piano terra a bugnato e un soprastante ordine gigante che abbraccia primo e secondo piano.

Cupola della Cattedrale

La cupola sovrasta l’abside della Cattedrale, è in muratura con l’estradosso, la lanterna e il capolino coperti da lastre di rame. La realizzazione si propone come concreta esemplificazione del modello ideale di cupola di concezione palladiana, ispirata alla cupola del Pantheon o a quella da lui immaginata per il tempio del divo Romolo.

Portale Nord della Cattedrale

È costituita da un’intelaiatura a edicola inquadrata da lesene corinzie e coronata da trabeazione con iscrizione nel fregio, entro la quale si apre il vano architravato, con cornice retta da due modiglioni a voluta. Il portale e i capitelli sono in pietra di Vicenza, i pilastri in muratura.

Palazzo Capra

Si tratta di un palazzo a tre piani con semplice facciata senza intelaiatura di ordini. Il palazzo rappresenta, assieme a Palazzo da Monte, un esempio tipico di progettazioni giovanili palladiane nella fase iniziale di studi relativi al tema del palazzo di città.

Cappella Valmarana

La cappella venne progettata nel 1576 da Palladio per Antonio Valmarana, ispirata ai monumenti funerari romani, e presenta molte analogie con quelle della chiesa del Redentore a Venezia. L’impronta palladiana è evidente nell’articolazione dello spaio della cappella, dilatato dalle due absidi laterali secondo un’impostazione rigorosamente geometrica, e nell’eleganza dell’edicola con timpano triangolare, di notevole valore architettonico.


(testi tratti da “La città di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto”)