Testo critico di Carlo Francini

I siti UNESCO italiani: una grande responsabilità

di Carlo Francini, coordinatore comitato tecnico scientifico Associazione delle Città e dei Siti Italiani Patrimonio Mondiale dell’UNESCO

Immaginate di traguardare una mappa dell’Italia abbracciandola tutta con lo sguardo dalle Alpi fino alla punta estrema della Sicilia deviando verso la Sardegna. Se per ogni luogo dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO ci fosse un punto segnato sulla carta e se, armati di una penna immaginaria uniste tutti questi punti come in un gioco, potreste ritrovare un profilo assai vicino a quello della penisola tanto è pervasiva la presenza dei siti UNESCO nel nostro paese.

Dal 1979, anno di inserimento del primo sito italiano nella lista, è stato un susseguirsi di ingressi con il principale obbiettivo di rappresentare l’eccellenza del nostro patrimonio culturale e naturale. Perché non è l’UNESCO che individua i siti da candidare per la World Heritage List ma sono gli stati firmatari della convenzione relativa alla tutela del patrimonio culturale e naturale mondiale del 1972 – per inciso è la convezione internazionale di maggior successo – che li propongono all’attenzione del Comitato del Patrimonio Mondiale. E’ l’Italia in questi trent’anni ha segnalato all’attenzione del mondo quei luoghi e quei monumenti che incarnano nel loro essere un preciso concetto: l’eccezionalità condizione unica che può permettere a un sito di essere accolto nel novero del Patrimonio dell’Umanità.

Per definire l’eccezionalità l’UNESCO ha fissato una serie di criteri in grado di individuare quei luoghi portatori di valori che vanno al di là di una concezione puramente estetica; infatti si parla di genio creativo, di interscambio di valori, di sviluppo tecnologico, di esemplarità, di eccezionalità, di idee e credenze, di tradizione, di letteratura, di iterazione con l’ambiente, di evoluzione, di diversità biologica.

In questo momento, il nostro paese detiene il primato del maggior numero di siti iscritti tra culturali e naturali. Tutto questo ci deve naturalmente inorgoglire ma allo stesso tempo renderci responsabili nei confronti non solo di noi stessi ma di tutta l’umanità. In fondo è questo il valore universale dei siti UNESCO: lasciare che una città, un monumento, un parco, una serie di ville e residenze non appartengano più soltanto al proprio territorio ma renderli “disponibili” per tutti gli abitanti della terra. Sappiamo quanto sia importante per un popolo la consapevolezza del proprio patrimonio culturale e naturale e vediamo come, nel caso nefasto di conflitti armati, subito dopo la popolazione è il patrimonio culturale uno degli obbiettivi sensibili da colpire per danneggiare l’identità di un popolo. L’appartenere a questa lista dovrebbe costituire una speciale protezione da parte dell’opinione pubblica mondiale nei confronti di azioni volte a diminuire il valore dei siti iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale. La responsabilità dei singoli stati nei riguardi di questo patrimonio internazionale deve concretizzarsi in efficaci politiche di conservazione e valorizzazione con un controllo costante del territorio, con restauri e manutenzioni efficaci dandone una sempre più ampia accessibilità e comprensione.

Tutti sono chiamati a portare il loro contributo: certamente il World Heritage Centre di Parigi, l’organo dell’UNESCO che supporta le attività del Comitato del Patrimonio Mondiale e vigila sull’applicazione della convenzione, le singole commissioni nazionali dell’UNESCO, i club e centri UNESCO diffusi in tutto il mondo e le istituzioni nazionali e locali che hanno compiti legati alla tutela e alla gestione dei beni culturali e ambientali . La Repubblica Italiana, che già nella costituzione prevede all’articolo 9 la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, è dotata di una efficace struttura nazionale di presidio del territorio e del patrimonio culturale in collaborazione con gli enti locali. In particolare l’Italia è l’unico stato che si è dotato di una specifica legge legata ai siti UNESCO del proprio territorio: la legge n. 77 del 20 febbraio 2006 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella lista del patrimonio mondiale, posti sotto la tutela dell’ UNESCO”. Nel primo enunciato della legge si afferma che i siti “ sono, per la loro unicità, punte di eccellenza del patrimonio culturale, paesaggistico e naturale italiano e della sua rappresentazione a livello internazionale” e individua, oltre alla obbligatorietà dei Piani di Gestione per i siti riconosciuti, priorità di finanziamento per il restauro di beni culturali, paesaggistici e naturali che insistono nel perimetro di un sito e misure di sostegno all’attività di gestione degli stessi. Già nelle prime applicazioni della legge 77/2006 numerosi sono stati i siti che hanno acquisito risorse per il Piano di Gestione e per progetti legati ad esso. Nella circolare attuativa della legge si individua un ruolo primario dell’Associazione delle Città e dei Siti Italiani Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

La nostra associazione, rappresentativa di tutti i siti italiani, ha il compito di supportare i soci nell’ambito delle azioni legate alle molteplici attività dei siti UNESCO con particolare attenzione alla loro promozione e valorizzazione. Due sono gli strumenti principali realizzati dall’associazione: un sito internet recentemente rinnovato www.sitiunesco.it e la rivista “SITI” che, oltre a una versione cartacea in italiano e inglese anch’essa rinnovata lo scorso anno, ha un suo sito www.rivistasitiunesco.it aggiornato quotidianamente. Un particolare ambito di azione dell’associazione è legato all’individuazione di strumenti efficaci per innalzare la conoscenza e la consapevolezza.

L’idea di realizzare una mostra fotografica nasce proprio nella volontà di racchiudere in un unica visione la possibilità di far conoscere a un pubblico sempre più vasto l’esemplarità del patrimonio UNESCO italiano. Dall’incontro con Luca Capuano e grazie alla collaborazione che ne è scaturita si è concretizzato il progetto “Paesaggio de/scritto – i Luoghi Italiani Patrimonio dell’Unesco ” finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la legge 77/2006 e presentato nella sua completezza nella mostra di Villa d’Este a Tivoli nel marzo del 2010. “Across Italy – Italian Places of Unesco Heritage List” è una versione che, pur con un numero minore di immagini, riesce a testimoniare, addirittura con maggiore efficacia, il racconto del fotografo bolognese. Luca Capuano ha saputo narrare con maestria una storia profondamente etica. Non sappiamo se ha tenuto un diario personale del lavoro, praticamente quotidiano, dei mesi di ricognizione e acquisizione delle immagini lungo tutta la penisola. Se lo avesse fatto probabilmente vi troveremmo delle giornate iniziate all’alba e terminate nella notte profonda alla ricerca di momenti isolati e tagli ispirati, qualche annotazione risentita sulla presenza eccessiva di elementi di disturbo, forse qualche frase di rammarico per la grande fatica di questo lavoro. Ma siamo certi che in questo ipotetico diario la maggioranza degli appunti testimonierebbero un grande innamoramento: Luca Capuano si è unito spiritualmente alla bellezza del nostro patrimonio e tutto questo traspare con una forza invincibile nella sua opera. L’emozione che Capuano ha provato in quei mesi di lavoro incessante è lì. A volte è soltanto un soffio leggero, altre è un amplesso di luci e proporzioni o un sorriso garbato e elegante ma nell’insieme è un affresco di rara potenza emotiva.

In “Across Italy” si abbraccia in un’unica visione il tesoro più prezioso della nostra nazione non perché è il più importante o il più bello (anche se lo è realmente), ma per il suo status di patrimonio dell’umanità che non appartiene quindi solo agli italiani, ma a tutti i cittadini del mondo.
Tale appassionato sguardo d’insieme non può fare altre che contagiarci – come si sa l’amore moltiplica non toglie – rendendoci coscienti che siamo chiamati a essere i depositari di questo patrimonio e che non è sufficiente quello che stiamo facendo per proteggerlo e per farlo conoscere. Solo con un innalzamento della consapevolezza saremo in grado di agire per la sua difesa dai tanti attacchi che subisce quotidianamente. Questa mostra ci lega al destino delle nostre città e dei nostri monumenti evidenziando il compito morale che ci è affidato: essere custodi sensibili della cultura e della bellezza non solo per noi, ma per il mondo intero.

L’occasione che la mostra sia realizzata per 150 anni dell’Unità d’Italia e che, grazie alla disponibilità del Ministero degli Esteri sia una delle iniziative di punta destinate alla rete estera del ministero, ci chiama ancora a una maggiore idealità: prima ancora di essere unita da punto di vista politico l’Italia veniva percepita come portatrice di una identità culturale comune specialmente nella sua espressione artistica, architettonica e paesaggistica. E la consapevolezza che il nostro paese fosse conosciuto e apprezzato per i suoi capolavori e per il suo paesaggio grazie ai viaggiatori dei secoli passati, deve farci comprendere come questo nostro patrimonio culturale, paesaggistico e naturale e in particolare i “nostri” siti UNESCO rappresentino al massimo livello l’immagine dell’Italia e la mostra “Across Italy” ne è una testimone efficace.

 

Carlo Francini – storico dell’arte, ha curato numerosi restauri di monumenti fiorentini per l’amministrazione comunale ed è referente per il Centro Storico di Firenze Patrimonio Mondiale UNESCO. Ha pubblicato saggi e monografie sulla scultura fiorentina del Cinquecento e di museologia tra Otto e Novecento a Firenze. Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Casa Buonarroti è coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Associazione Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO

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